Le quasi macchine. Parte Prima.

Il concetto di quasi-macchine introdotto dalla nuova direttiva CE, sembra molto suggestivo. Per quasi-macchina si intende qualunque meccanismo complesso, in grado di effettuare una lavorazione parziale, ma che deve essere assemblato ad altre parti per poter effettuare un lavoro finito. Questa definizione, per molti versi innovativa, risponde in realtà ad un’esigenza ben precisa che non è tanto tecnica quanto commerciale e lascia spazio ad alcune interpretazioni. Pensiamo ad esempio alla catena di produzione di un’azienda farmaceutica, dedicata al confezionamento di medicinali liquidi.

Cosa si intende per prodotto finito? La confezione di flaconi acquistabile in farmacia o il singolo flacone dosato e riempito? La macchina dosatrice che riempie i flaconi è una quasi-macchina o è una macchina a tutti gli effetti? Per chiarire questo ed altri punti controversi sono stati prodotti molti e corposi documenti guida all’interpretazione. Per farsi un’idea della complessità della Direttiva Macchine si può guardare questa guida all’applicazione.

Le diverse guide, oltre a crescere di complessità nel tempo, in pieno accordo con i principi dell’approccio inverso all’help authoring, non sempre risultano esaustive ma soprattutto, nel caso delle quasi-macchine, si scontrano con le esigenze commerciali dei produttori.

Perché questa nuova definizione risponde ad esigenze commerciali più che tecniche? I motivi sono principalmente due, li vedremo nella seconda parte.

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