in Comunicazione tecnica

DITA: uno standard aperto per collegare sistemi informativi diversificati

In questa epoca di globalizzazione, in cui sviluppo, produzione, fornitori e terzisti sono distribuiti in ogni parte del mondo, la gestione da parte delle grandi aziende della comunicazione tecnica diventa cruciale, sia logisticamente che economicamente.

Lo standard DITA (Darwin Information Typing Architecture), un formato aperto approvato nel 2005 dall’OASIS (Organisation for the Advancement of Structured Information Standards), nasce proprio per organizzare sistemi informativi complessi e distribuiti senza perdere informazioni né trasportarne di inutili.

A tale scopo, il modello DITA introduce l’idea dell’ereditarietà nella gestione delle informazioni: ad ogni dato vengono associati gli eventuali sviluppi che possono da esso derivare mentre, a monte, il dato è collegato ai suoi “parents”. Alla radice di questo albero si trova l’archetipo dell’unità informativa, una sorta di “idea base” del dato stesso.

Strutturando i dati in questo modo, il modello DITA permette di integrare dati già esistenti in modelli informativi spesso molto diversi, che fanno capo ad una azienda di dimensione internazionale, senza dover ricorrere a dispendiose e a volte forzate conversioni dei dati stessi né a ristrutturazioni totali per integrare i diversi sistemi informativi.

A seconda della situazione o della competenza specifica di una unità operativa, potranno essere richiamate sia la versione di base, che le versioni discendenti e specializzate dei singoli dati. Potranno coesistere diverse versioni specializzate di un uncio dato, per utilizzi in ambito diverso: la stessa informazione di base sarà trattata in un modo dal marketing ed in un altro dal settore tecnico, che potranno modificarne la versione specializzata di loro competenza, senza toccare quella che è la versione minima di base, la radice. La scalabilità di un simile sistema di aggregazione dati è, ovviamente, virtualmente infinita.

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